Caffè Turchetto - il rituale dopo cena


ESPERANTO CULINARIO

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Turchetto - Ritual After Dinner


Speziati sentori di cannella, evocati da un rito in voga negli anni che furono, scovato nei cassetti impolverati della memoria, è la proposta cool per fiammeggiare l’anima del pre-serata anconetano, prima di tuffarsi nel cuore pulsante della movida rivierasca del popolo della notte.

L’after dinner, mutuato da un rituale leggendario nella Dorica, è il forte e caloroso Caffè Turchetto, come lo preparava e interpretava Miscia, un mito della ristorazione e non solo, che emozionava ogni commensale nella versione più recente del suo ristorante allocato nell'area portuale del Mandracchio del quale oggi esiste solamente un ricordo appannato.

Al termine di una sontuosa cena a base di pescato dell’Adriatico di indiscutibile freschezza e qualità senza pari, preparato in tutte le declinazioni possibili, nella sala del mitico ristorante anconetano si spegnevano tutte le luci e andava in scena il rito dell’accensione della base alcolica contenuta in un bricco di caffè moka con aggiunta di zucchero, sottili striscioline di scorza del limone, ottimo rum scuro e forse un pizzico di segretezza, per dare vita ad una bevanda corroborante tanto profumata con una personalità davvero unica.

  • Dopo aver portato a bollore e tolto dal fuoco il caffè versato in un bricco con aggiunta di rum, zucchero e le sottili striscioline di buccia gialla, si prendeva un cucchiaino della corposa miscela e con un fiammifero si dava fuoco alla base alcolica.
  • Avvicinando al bricco il cucchiaino in fiamme, rimestando la pozione, si accendeva tutto il liquido facendo evaporare l’alcool in esso contenuto per poi servirlo in appositi bicchieri con una scorzetta di limone.
  • Avvicinando al bricco il cucchiaino in fiamme, rimestando la pozione, si accendeva tutto il liquido facendo evaporare l’alcool in esso contenuto per poi servirlo in appositi bicchieri con una scorzetta di limone.

Al termine della meticolosa preparazione, quando le luci della sala si riaccendevano per consentire la degustazione della meravigliosa bevanda, era forte la sensazione di aver partecipato ad un rito quasi esoterico dal sapore ancestrale ed apotropaico.

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Caffè Turchetto - © Spumarche

Tornando alla consapevolezza del presente mantenendo viva l’immagine del recente passato, prima di immergersi nei “quartieri latini” della Città e addentrarsi negli intricati dedali di viuzze del centro storico o in riva all'Adriatico prospiciente alle darsene portuali ricercando intriganti suggestioni culinarie, viziamo il palato con alcune preziosità del nostro mare e con i gioielli della nostra enogastronomia iniziando dall'immancabile aperitivo con la struttura ideale per gli spazi aperti dove l’aria richiama il profumo appena percettibile, quasi indecifrabile, della salsedine.

Con in mano un italico pre-dinner da meditazione, sorseggiato dalla coppetta classica, il Dry Martini preparato nel mixing glass, miscelato semplicemente con lo strainer, profumato con twist di limone e decorato con l’immancabile oliva carnosa, veneriamo il tramonto in perfetto stile new age per fantasticare sullo splendore della vita, comodamente seduti a due passi dal mare che frange le sinuosità del “gomito” - dal greco: ankon - che vede sempre sia il sorgere che l’assopirsi del disco solare. Con l'ibizenca provocazione di atmosfere lounge e chillout da Café del Mar, un freschissimo antipasto di bombi e crudité di mare in abbinamento a un calice di ottimo verdicchio morbido, sarà, comunque, il perfetto preludio per la serata più afrodisiaca della settimana.

Una croccante fritturina di paranzola, novellame di pesce, da sgranocchiare o fragranti spiedini di pesce e verdure grigliate sono un toccasana per i palati più veraci, e, per aprire una cena sfiziosa, la gustosissima polentina di molluschi alla maniera del noto locale di Marina Dorica. Sauté di moscioli selvatici di Portonovo o di “poveracce”, le piccole vongole dell’Adriatico a volte snobbate a favore delle ben più note veraci, daranno la cifra della fisionomia storica e culturale di questa terra.
 
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Moscioli selvatici di Portonovo - © Spumarche

Tutto affidato alla discreta compagnia del più fedele scudiero, il più classico e nobile dei vitigni del territorio, il verdicchio. Il compagno ideale per gli antipasti sarà la versione Classico, evocando, anche ai meno esperti degustatori, il profumo di acacia e del biancospino; mentre per uno sposalizio perfetto con i primi piatti più complessi e con le grigliate di mare, la scelta cadrà sulla tipologia Superiore dai profumi e colori più intensi. Scegliendo una bottiglia delle migliori selezioni, la gamma di colori si amplierà ulteriormente di riflessi dorati e la sua persistenza sul palato riuscirà ad eguagliare quella degli “odori”, compagni inseparabili delle preparazioni marinare. Chi non vuol fare a meno dell’ ottimo Rosso Conero, può sempre flirtare con la deliziosa Ambra di Talamello, il formaggio di fossa del Montefeltro ribattezzato con quel nome suggestivo dal poeta Tonino Guerra.

Dalla magia del Turchetto al tirar tardi in compagnia del miglior d.j.-set; valore aggiunto alla serata bevendo in maniera responsabile!



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Articolo: © Spumarche - Eva Kottrova → Seratiamo - 2010

Immagini: © Spumarche®

1° Pubblicazione su SPUMARCHE.com: 26.02.2020

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