La comunicazione post-crisi da Coronavirus

 

La comunicazione post-crisi da Coronavirus  

Riflessioni sulla mutazione del linguaggio pubblicitario

di Gabriele Cotichelli  
Professionista della comunicazione pubblicitaria e coautore del format Spumarche.com

28.04.2020

Nel tempo in cui l'implausibile diviene del tutto possibile, sconvolgendo l'esistenza di chiunque, si assiste al rapido mutamento di paradigmi valoriali ed esperienziali ritenuti incontrovertibili. Il Cigno nero palesatosi con il Covid-19, o in verità l'accadimento già immaginato a tinte fosche dagli analisti economici e considerato per ipotesi dalla comunità scientifica nel periodo di Ebola, ha contribuito a rivelare il volto pernicioso della globalizzazione e modificare repentinamente gli stili di vita, diritti acquisiti, appagamento dei desideri e l'inclinazione alla convivenza sociale ridisegnando le necessità primarie di ogni essere cogitante. 

La pandemia legata al nuovo SARS CoV-2 ha determinato il crollo della fiducia dei consumatori e delle imprese, oltre che sottratto punti di crescita all'economia, con il presumibile rischio di registrare, al dissolvimento della crisi sanitaria, anche la rarefazione del tessuto imprenditoriale più fragile e suscettibile all'influenza di fattori esterni negativi. Le piccole e medie aziende che compongono in larga parte il sistema manifatturiero del Paese, sfatando la retorica dell'ottimismo di chi tende ad applicare il Principio di Pollyanna, avranno la necessità di proporsi sui mercati con modalità del tutto innovative per velocizzare il processo di cicatrizzazione delle ferite inferte non solamente dal blocco della mobilità, ma anche dal danno prodotto dall'infodemia.

Avendo piena contezza di assistere alla più grande esperienza psicologica di passività depressiva mai conosciuta in epoca odierna, affiorano dall'inconscio paure ancestrali che minano le sicurezze e i convincimenti indubitabili dell'individuo, attivando meccanismi capaci di provocare reazioni emotive di turbamento e risposte d'ansia, verosimilmente frammenti di archetipi risurgenti dalle vestigia del passato evolutivo, con la natura di sollecitare in potenza le peggiori pulsioni della società umana. L'informazione ondivaga, inattendibile e irresponsabile nel momento topico, sia nei social che in taluni media, ha contribuito a deformare la realtà fattuale facendo essa stessa il salto di specie per trasformarsi reiteratamente in comunicazione ansiogena, a tratti angosciante. Con asfissiante frequenza, una pletora di saccenti comunicatori improvvisati, ma in grado di pontificare e influenzare la pubblica opinione, unitamente a soloni avvolti da aura messianica alla ricerca della propria campagna da promuovere per smania di protagonismo, alla stregua di tuttologi da salotto televisivo incapaci di svolgere alcuna funzione maieutica o consulenziale, hanno inscenato una commedia delle vanità poco edificante.

L'informazione per sua natura attiene all'analisi oggettiva dei fatti su un piano meramente razionale, nel mentre la comunicazione trascende l'evidenza della verità tangibile per fornire enfasi creativa ai contenuti e tramutarli in un sistema di senso che orienta, sul piano delle emozioni, la sfera del sociale creando un rapporto con il pubblico finalizzato all'immedesimazione. La comunicazione in alcuni comparti, come ad esempio nell'eno-alimentare, storicamente arretrata rispetto a quella di importanti paesi competitori o di differenti settori manifatturieri del cosiddetto Made in Italy, richiede cambiamenti significativi per affrontare proficuamente la competizione da intraprendere, cimentandosi con i nuovi linguaggi imposti dall'evolversi delle tecnologie digitali. Tuttavia, l'ampia diffusione di prodotti italiani percepiti di qualità dall'utenza facilita la fruizione di un linguaggio icastico ed estetico dai caratteri unici, ovvero tendente a ritrarre l'essenza della realtà così come appare in purezza e la bellezza sensibile dei valori positivi, consentendo senza inutili orpelli ed elementi d'interazione artificiosi una decodifica agevole, intellegibile e pressoché immediata dei contenuti.  

Assottigliandosi grandemente il margine di manovra di chi non possiede specifiche competenze, i variati scenari offrono alle piccole-medie aziende, che si avvalgono di professionisti della comunicazione di comprovata preparazione, opportunità mai sperimentate sino ad ora per pubblicizzare prodotti e servizi tramite contenuti e formati atti a sopperire la temporanea mancanza di socialità, la smaterializzazione di ogni relazione fisica e il rinvio di tutte le manifestazioni espositive di settore, estinguendo inoltre il grave nocumento recato al ben dell'intelletto dalla psicopandemia dell'informazione e dall'isteria mediatica. La comunicazione condivisa tramite le tecnologie digitali richiede nuovi codici espressivi capaci di creare sistemi di senso, similmente a quelli strutturati nei comparti della moda e del lusso, dimostrandosi all'altezza di travalicare la cacofonia mediatica apparsa in età di contumacia, retaggio di logiche obsolete. Il Coronavirus ha modificato transitoriamente la visione del mondo, le abitudini e gli stili di vita, di conseguenza la narrazione dei contenuti sui media tradizionali e non, affermando la necessità di una comunicazione sociale e coerente, etica e trasparente, autentica e originale, emotivamente connessa e vicina al consumatore, che veicoli l'intima essenza dell'identità aziendale o dei prodotti con linguaggi positivi e rassicuranti, presupponendo aprioristicamente la profonda conoscenza dei mezzi utilizzati e decretando la fine dell'empirismo dilettantistico di chi esercita l'attività di comunicatore senza adeguata professionalità e mancanza di esperienza.  

Catapultati pro tempore nel futuro prossimo di un mondo sempre più interconnesso e ipertecnologico, le vendite in modalità da remoto subiscono un incremento esponenziale in parallelo alla capacità delle imprese di aderire a piattaforme digitali, dando impulso alle transazioni economiche su vasta scala. Le aziende progettano luoghi espositivi virtuali per proporre nuovi prodotti o presentare collezioni stagionali anche per mezzo di avatar poco meno che palpabili, realizzati interamente in tridimensionalità, incrementando inoltre una significativa quota di lavoro agile da svolgere fuori sede. All'alba del nuovo giorno viene impressa un'accelerazione all'economia digitale, cagionata dalla chiusura forzata di molti negozi fisici, evidenziando modalità inedite di relazione o di formazione a distanza, fondate sull'implementazione delle moderne tecnologie che interagiscono sia con i clienti che con le istituzioni. Modelli di rapporto interpersonale che contribuiscono diffusamente alla nascita di una mentalità idonea ad affrontare la realtà sino a ieri ritenuta futuribile, o di esclusivo appannaggio dei Nativi Digitali iperconnessi e ancor più della giovanissima Generazione Z che non conosce un mondo diverso da Internet e dalle reti (a)sociali, ma che potrebbe attualizzarsi e consolidarsi con relativa lestezza a seconda del perdurare della contumacia o del tempo occorrente per il ripristino della normalità. La quotidianità del futuro dipende dalla variabile temporale della diffusività del morbo e potrebbe non coincidere con quella vissuta in antecedenza ma, essendo prematuro poterlo affermare, l'intervallo fra il prima e il dopo è prezioso per valutare ogni elemento acquisito e prepararsi sin da subito ad affrontare modalità insolite di comunicazione con tecnologie d'avanguardia. 

Le imprese che prima di altre riescono a comprendere il processo evolutivo di digitalizzazione e comunicare con originalità ed empatia le modificate dinamiche di relazione, sottolineando con carattere di unicità l'espressione emozionale dei valori autentici, delle intime virtù e degli ideali nobili radicati nella propria storia e tradizione, escono rafforzate dal periodo recessivo. Non va tralasciata comunque la possibilità insostituibile di fruire nella transizione, seppur con modalità rinnovate e con budget rimodulati senza stravolgimenti eccessivi, dei media e canali di promozione convenzionali poiché l'individuo tende, anche in virtù della resilienza della psiche messa a dura prova, a ripristinare lo “statu quo” obliterando i ricordi inquietanti. L'azione salvifica del simbolismo religioso, esplicitata con sapienza comunicativa tramite mezzi tradizionali e nuove reti sociali, ha trasmesso durante l'ingravescenza pandemica autentiche emozioni ai credenti e non, donando suggestioni ricche di pathos tra le più potenti e memorabili di sempre.

Paradossalmente, l'evanescenza della funzione espressiva materica, relativa alla fisicità dei supporti cartacei, potrebbe infondere linfa creativa alla stampa di cataloghi d'autore e strumenti similari vestiti di pregio ed eleganza, fungendo da ideale ponte sospeso tra passato e futuro, come è avvenuto con la riscoperta del vinile nella discografia. La perdita di sostrato materiale e di fisicità da contatto stimola un bisogno di concretezza, da contrapporre a ciò che ha carattere di esistenza parvente, unitamente al desiderio di far sopravvivere all'anonimato digitale la testimonianza del proprio ingegno.  

Innegabilmente, la difficile verifica di tenuta, a cui l'umanità è costretta a sottoporsi nella contumacia, getta lo sguardo sulla visione distopica di una società avveniristica e innaturale, richiamando l'attenzione sulle priorità non più negoziabili, sui principi etici e sulla necessità di individuare immantinente percorsi indispensabili alla salvaguardia del pianeta e al rispetto degli ecosistemi, con stili di vita sostenibili da adottare in termini di misure sociali, economiche e ambientali; aspirazioni elevate e fini lodevoli che sembrano accomunare le generazioni precedenti alle nuove costantemente in bilico tra realtà e virtuale. La reputazione di marca acquisisce grande valore sul mercato e rappresenta l'elemento discriminante in una collettività sottoposta al diradamento dei contatti umani, catalizzando l'interesse verso significativi progetti a forte rilevanza etica da integrare nelle strategie di comunicazione aziendale. Sentimenti percepiti positivi, generati da un'apprezzabile reputazione della marca, attivano un processo virtuoso di comunicazione collettiva e consapevole, relativamente stabile nel tempo, in grado d'influenzare le decisioni d'acquisto da parte del consumatore, in cui è l'utente stesso ad alimentare le vendite con la trasmissione spontanea e scambievole delle informazioni tra persone.  

La fase di ebbrezza mediatica, plateale sia nell'informazione che nella comunicazione, ha contribuito alla rapida diffusione di termini di derivazione straniera entrati con prepotenza nel lessico quotidiano di ogni italiano: smart working, smart learning, call conference, lockdown, droplets, multitasting, fake news, task force, question time, e-learning, online sales, online gaming, remote working, social distancing, e-commerce, wholesale, deeplearning, awareness, live streaming, file sharing, meaningful, edutainment, workshop, delivery, drive-to-store, marketplace, deep state, contact tracing, spillover, golden share e decine di altri ancora. Disporre di un ampio archivio glottologico di forestierismi permeati di fugace fascinazione e cosmopolitismo, a cui accedere per fare colpo alla bisogna, può senza dubbio dimostrarsi utile e a volte vantaggioso ma, giacché sono a rischio di estinzione per inveterata esterofilia e diffusa carenza di istruzione oltre tremila vocaboli dalla lingua di Dante, la tutela linguistica nell'ambito del proprio territorio nazionale appare inderogabile o quantomeno auspicabile, poiché in ogni latitudine c'è fame di bella Italia e desiderio vivo di conoscenza del suo mirabile patrimonio di storia, arte e cultura. Riscoprendo il ruolo terapeutico della bellezza senza fine, in fiduciosa attesa del domani migliore e della reintroduzione della socialità innata, l'Italia può divenire protagonista assoluta agli occhi del mondo se solamente avesse piena consapevolezza della propria incomparabile eredità culturale, da comunicare con orgoglio e senza alcun timore reverenziale poiché da sempre fonte di ispirazione per altri popoli. Agire con rinnovato atteggiamento positivo e gioia di vivere per recuperare le certezze smarrite durante la protratta condizione di deprivazione delle percezioni di natura sensoriale, comunicando la propria identità con lo stile che contraddistingue ciò che è italiano, permette nuovamente di tornare a immaginare un avvenire sereno stimolando la virtù creativa di ogni talentuoso attore della comunicazione.

Gabriele Cotichelli

Professionista della comunicazione pubblicitaria e coautore del format Spumarche.com.

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