Vino e Dintorni_spumarche.com_Terra australis e l'ancestrale shiraz

Terra Australis

L'olandese Willem Janszoon, nel 1606, fu il primo europeo a scoprire l'Australia

Chissà se nei giardini pensili di Babilonia, splendore del mondo antico, la licenziosa sovrana Semiramide potesse già ammirare e assaporare i turgidi frutti colorati dei vitigni che elessero patria nel triangolo compreso fra i pendii del Caucaso, la Mesopotamia e la città di Shiraz ai piedi dei Monti Zagros, empireo di vaticini e cantori, con ogni probabilità il controverso luogo di nascita della vinifera cultivar shiraz, che diede il nome al primigenio nettare della storia vinificato dai persiani. Terre di antica memoria, ove ebbe genesi la civiltà e dove l’uomo divenne da selvaggio predatore e pastore nomade ad agricoltore organizzato ed evoluto, coltivando ogni frutto commestibile per assicurare la sopravvivenza al proprio nucleo familiare, senza più il bisogno di spostarsi ciclicamente alla ricerca di nuovi territori da sfruttare.

Cultura enoica 

Australia

1788

 - arrivo delle prime barbatelle in Australia con la First Fleet comandata da Arthur Phillip


1831

- nei Giardini Botanici di Sydney furono impiantate 367 varietà di viti europee sopravvissute alla lunga traversata, raccolte da James Busby

  Prodotti Enoici

Terra Australis, approdo ospitale sulla rotta dell'ancestrale shiraz


La culla della civiltà fu probabilmente anche il luogo di origine dei cereali e della vite o forse, semplicemente, in virtù della prima vera espressione organizzata di intelligenza antropica, l'habitat dove avvenne l'iniziale e consapevole trasformazione dei nutrimenti naturali in alimenti più complessi. Dal grano nacque il pane poi la birra, dal farro la puls punica, dal dattero fermentato e dall’uva il vino – alimenti basilari e indispensabili che accompagnano la storia dell’uomo da millenni. Far luce sul capostipite della genia è il sogno di ogni cultore di biodiversità alimentare, alla stregua della ricerca dell'iliastro da parte degli spagirici.


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Un grappolo di syrah


L'umanità intera, alla costante ricerca delle sue origini più remote e dell'essenza di tutto ciò che la circonda, oltrepassando la soglia del recondito per fornire spiegazioni ad aporie apparentemente insolubili, forse un giorno potrà rinvenire il sostrato reale del ceppo della vite di shiraz, o syrah, acclarandone o meno l'attendibilità dei suoi natali attribuiti all’antica città omonima alle porte della Persia, crocevia commerciale fra oriente e occidente sin dal tempo in cui l'oblio prese il sopravvento sulla storia ancora da scrivere. L’antico vitigno in un perenne moto errabondo a braccetto con l’uomo, percorrendo le vicissitudini del Vecchio Continente, arrivò a conquistare e colonizzare anche l’ultimo lembo di terra vivibile ai confini del mondo – sull’Isola scoperta poco più di quattrocento anni fa dal navigatore olandese Willem Janszoon, l'odierna Australia.


Traghettò in seguito nella verdeggiante Nuova Zelanda e nella Tasmania, ancor oggi nota più per il suo mammifero marsupiale, in via di estinzione, chiamato simpaticamente con il nomignolo “Piccolo Diavolo” e per gli edifici carcerari del Regno Unito che per la presenza della vite, peraltro prosperosa in un ambiente favorevole per la produzione di acidi capaci di fissare a lungo la struttura del vino spremuto dal nobile riesling, ma anche da altri vitigni internazionali, soprattutto bianchi. Fra i rossi, il pinot noir, oltre l’onnipresente cab che non può certamente mancare nella regione viticola tra le più rigide del globo.


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L'esploratore Janszoon e il suo brigantino Duyfken - “Piccola colomba”;  Cook, il leggendario navigatore della Royal Navy


Con la scoperta dei giacimenti auriferi e con la pulizia etnica degli aborigeni che popolarono le terre rosse dell’enorme Paese fra il Pacifico e l’Oceano Indiano, i governatori inglesi, unitamente a piante e sementi, fecero “impiantare” popolazioni “pure”, esclusivamente bianche per ripopolare di nuovi individui le coste della sconfinata colonia penale pullulanti dei galeotti presenti sin dal 1788, sbarcati dalle unità navali a vela della First Fleet diciotto anni dopo l'arrivo dell'esploratore James Cook nel Nuovissimo Continente. I deportati furono anche i primissimi sventurati pionieri della coltivazione di Vitis vinifera nel Paese dove occorreva costruire tutto, ma proprio tutto, da zero. Il capitano della flotta, Arthur Phillip, imbarcò una scorta di talee nel viaggio di andata, durante la sosta a Cape Town, con lo scopo di produrre in loco vino per i detenuti, intendendo sostituire il consumo massivo dei superalcolici con una bevanda ritenuta più innocua.


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Il comandante della First Fleet Arthur Phillip e l'esperto vitivinicoltore James Busby che introdusse le barbatelle della Vitis vinifera


Nei dintorni di Sydney nacque il primo vigneto – The Farm Cove - ma l’eccesiva umidità portata dai venti oceanici del Pacifico non permise una resa soddisfacente. Per ottimizzare la produzione si dovette attendere quasi mezzo secolo l’arrivo dell'emigrante scozzese James Busby, esperto vitivinicoltore che apprese l’arte del vignaiolo e dell’enologo nei vari distretti vocati della Vecchia Europa. Altri coraggiosi avventurieri partirono alla volta del Nuovissimo Mondo collocato nel lontano sud-est dell’emisfero australe, a ventimila chilometri di distanza; inglesi, tedeschi, italiani, ungheresi, jugoslavi e altre etnie portarono la loro cultura e con essa i prediletti organismi vegetali del proprio frutteto, per non privarsi almeno dei sapori e profumi noti quando la nostalgia di casa lacerava l’anima e cuore, assicurando al contempo una ricca ampelografia di importazione nella Terra Australis di recente scoperta. Nel giardino botanico di Adelaide, nel South Australia, ove furono piantumati tutti gli esemplari importati, prosperano ancora i “discendenti” dei ceppi impiantati da Thomas Hardy, ma anche quelli bordolesi introdotti in quantità ragguardevoli dallo svizzero Paul Frederic de Castella e messi a dimora a Yering, nei pressi dello Yarra River. La ridente vallata di Yarra, che in alcuni tratti ricorda l'amenità delle colline marchigiane, è  il più antico distretto dello Stato di Vittoria, con ottime condizioni per la viticoltura, dove il suolo e microclima a ridosso del Pacifico donano esiti eccellenti ai manufatti enoici.


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Stati viticoli dell'Australia


Neppure la lontana Australia fu immune dal flagello della vite e lo Stato di Vittoria perse il primato dell'offerta vinicola, che fino ad allora superava il cinquanta percento della produzione dell’intero Paese. Oltre ai migliori pinot noir di grande complessità, nuovi competitori dei pinot della Côte-d’Or borgognona, allo chardonnay fresco ed elegante, utilizzato a volontà anche per la produzione di grandi spumanti, non mancano il riesling rhine, il cabernet sauvignon e naturalmente l’ancestrale vitigno shiraz. Quest’ultimo, vitigno principe e vessillo dell'enologia australiana, fu introdotto da alcuni viticoltori in visita nei vigneti della collina francese dell'Hermitage alla ricerca di nuove varietà da impiantare, quando il nonno di Jean-Louis Chave, attuale titolare della Maison vinicola icona della Côtes du Rhône, regalò alcune barbatelle da poter innestare nei vigneti del Continente Oceanico. Non a caso, in Australia, hermitage è sinonimo di shiraz. Un curioso aneddoto racconta la tortuosa avventura di Monsieur Chave e del suo syrah che ancora oggi popola la valle del Rodano: i cloni donati da Chave, arrivati nell'emisfero australe, un dì tornarono nella loro terra di provenienza, quando in Francia sbarcò la fillossera distruggendo gran parte dei vigneti europei, compresi quelli del generoso vigneron dell'Hermitage, che non esitò a intraprendere il viaggio più lungo della sua vita alla ricerca dei giovani farmer omaggiati a suo tempo del prezioso patrimonio genetico. Tornando in Francia con le talee salvate dalla peste, l’antico vitigno riprese nuovamente a caratterizzare la lunga vallata degradante verso le coste di Marseille.


La visione consumistica fornita dalle ingenti quantità di prodotti commercializzati nel bag in box parrebbe dissonante con le immagini bucoliche della ricerca oltreoceano di vitigni selezionati ma, con la raggiunta consapevolezza della rilevanza del terroir e del microclima ideale, l'Australia ha da tempo lanciato una sfida al mercato globale attraverso il progetto trentennale denominato “Strategy 2025”, basato sul perfezionamento dei fattori della produzione e sull'implementazione di piani industriali con mire espansionistiche di portata planetaria. The big four wine companies, colossi come Southcorp, Orlando Wyndham, BRL Hardy o Beringer Blass da una parte e le piccole aziende familiari dall’altra, attingendo entrambi a comuni risorse disponibili per il processo di sviluppo e stringendo alleanze strategiche, si adoperano tenacemente per conquistare nuove quote di mercato su target differenti, ma complementari per l'economia del comparto.


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Il tramonto australiano riflesso in un calice di Hunter Honey

 

Le grandi produzioni aziendali, assemblate da uvaggi provenienti dalle diverse zone del Paese, riescono comunque ad ottenere una buona qualità a prezzi più che accattivanti, contrastando efficacemente la concorrenza internazionale e colmando il gap dei costi suppletivi generati dalle enormi distanze dal resto del mondo, dove è quotidiano il consumo del nettare di Bacco. Anche gli amanti del binomio vitigno-terroir a caccia di torchiati unici, introvabili altrove, hanno la possibilità di sbarcare sull’Isola-Continente intraprendendo escursioni enoturistiche alla volta di Hunter Valley, nel profondo nord-est del New South Wales, per degustare un sontuoso esemplare ottenuto da sémillon, definito dagli autoctoni Hunter Honey per l'impressione melliflua. Vini opulenti, figli di un clima difficile, a volte attaccati dalla muffa nobile e perfetti compagni delle scaloppe di foie gras, in alcuni casi possono raggiungere anche venti, trent’anni di età e con l’evoluzione acquistano note di nocciole tostate che si aggiungono all’aroma di miele da cui trassero la denominazione poetica. La vicinanza a nord con le coste umide del Nuovo Galles del Sud suggerisce, nel Queensland, di curiosare tra le note di un Ballandean Nouveau, seppur modesto ma ammiccante al palato, ottenuto con la macerazione carbonica da uve che crescono in un clima sub-equatoriale nelle alture prossime a mille metri di altezza, dove prosperano shiraz e sémillon, ma anche cabernet sauvignon e chardonnay. 

Nel sud est dell'Isola e a ridosso dell'Oceano Pacifico, invece, la Valle di Yarra offre un'ampia gamma di classici con il miglior pinot nero frutto della terra dipinta dall'argilla grigia e rossa che disegna in una natura incontaminata fantastici scenari e paesaggi mozzafiato in prossimità della città di Melbourne.
Domaine Chandon, alias Moët&Chandon, Yarra Yering, Hoddles Creek Estate, De Bortoli, Yering Station sono alcune tra le prestigiose case vinicole insediatesi nella Valle che, godendo di un clima fresco e di una posizione invidiabile, producono alcune opere enoiche inserite nella top list delle migliori cento mondiali. A nord-ovest dello stato di Vittoria, seguendo il corso del serpeggiante Murray-Darling River si entra nel cuore del distretto di Riverland, nel South Australia, patria anche dei vini commerciali confezionati per la vendita nel bag in box. Le uve di shiraz, grenache, mourvèdre coltivate nella vasta distesa di Riverland entrano in quasi tutti gli sfusi australiani.


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Gli estratti rossi Penfolds, Yalumba, Lehmann – capolavori assoluti dell'enologia australiana


Proseguendo il percorso fluviale a bordo del battello a ruota, verso il delta a sud di Adelaide, si giunge sempre più vicini alle venerate regioni viticole dell'Australia. Distretti più e meno piccoli con alcune aziende che si posizionano fra le migliori al mondo. La produzione vinicola australiana di qualità raggiunge l'apice nella Barossa Valley, famosa in ogni dove per il suo mitico e generoso Grange di Penfolds creato dall'enologo Max Schubert, a base di shiraz. Oltre al manufatto più dispendioso dell'Australia, la regione regala altri prodotti di culto per gli appassionati; è il caso della cantina St. Hallett che produce estratti da piccole parcelle di vecchie viti di shiraz allevate esclusivamente nella Barossa Valley e dell'azienda del leggendario barone di Barossa, Peter Lehmann, di origini teutoniche, che sostenne negli anni settanta gli agricoltori a rischio, acquistando le loro uve nel momento in cui la produzione dei rossi locali fu oltremodo abbondante, cagione che indusse molti viticoltori a divellere le piante. Nella gamma dei prodotti di Lehmann i vini possenti, ottenuti da shiraz delle antiche vigne e contraddistinti dall'etichetta Cellar Collection, rappresentano la punta di diamante della produzione. Sempre nella Barossa Valley, l'azienda Yalumba, la più antica winery a gestione familiare del Paese, è divenuta famosa per le pregiate etichette: The Octavius, The Signature, The Menzies, The Reserve, ma anche per aver introdotto in Australia il vitigno viognier, etichettato poi come The Virgilius.

Nel piccolo e ricercato distretto di Coonawarra, definito la Bordeaux del Continente, collocato nell’estremo sud del South Australia, le suggestive terre rosse ricordano il colore delle nostrane terre salentine, anche qui lo zoccolo calcareo che nasconde il carsismo ipogeo di magnifiche grotte e acqua sotterranea è ricoperto da uno strato superficiale di argilla dipinta dagli ossidi di ferro. Il clima continentale piacevolmente fresco contribuisce alla regolare maturazione del cabernet sauvignon e dello shiraz – tra i migliori del paese. Gli chardonnay provenienti dalle colline prossime ad Adelaide, soprattutto dalle zone di Piccadilly o Lenswood, i sorprendenti riesling della Clare Valley dominata da piccole wineries costruite in pietra naturale e della montuosa Eden Valley, oltre ai grandi rossi di Thomas Hardy della McLaren Vale, hanno acquisito giusta fama oltre i confini dei propri areali. 


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Il profumato Chardonnay firmato Leeuwin ogni anno indossa una diversa veste grafica da collezione

 

Anche il Western Australia offre ambienti ottimali per la produzione di qualità. Sulla penisola a sud di Perth, nel distretto di Margaret River, in un clima mediterraneo, fu il medico Tom Cullity nel 1967 ad impiantare le prime barbatelle nella sua tenuta Vasse Felix. L’attività dilettevole del noto cardiologo fece proseliti e fu seguita con lusinghieri successi da molti altri suoi colleghi nello stesso distretto dove è consuetudine vinificare il cabernet in stile bordolese, con l’aggiunta di merlot; anche il sauvignon blanc è maritato con una parte di sémillon – versione particolarmente apprezzata. Nell’Australia occidentale spunta anche il vitigno californiano per antonomasia, lo zinfandel, vinificato magnificamente dalla cantina Cape Mentelle, oggi di proprietà della Veuve Clicquot. Infine, la sapiente consulenza di Robert Mondavi ha “contaminato” anche la punta più occidentale della lontana Terra Australis; delibare il pregiato Leeuwin Chardonnay è un doveroso omaggio al maestro Italiano di origini marchigiane.


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Superficie:  7 617 930 km²

Superfice vitata:  170 000 ha

Capitale: Canberra



Stati vitivinicoli:

 

 - New South Wales

 - Queensland

 - South Australia

 - Victoria

 - Western Australia

 - Tasmania


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