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Le Café de Paris - Monte-Carlo

inaugurato il 1 gennaio 1868

Laddove stazionano lussuosi panfili, rombano dispendiosi cavalli ipertecnologici e svettano moderni grattacieli scorre lieve l'esistenza permeata dagli agi riveriti in guanti immacolati e intrisa del sottile piacere che ammalia sia lo spirito che la ragione. Il centro turistico più esclusivo di Monte-Carlo, con la spumeggiante Place du Casino adornata dalle inconfondibili architetture, si anima dell'ambita dolce vita monegasca ancora avvolta in un'atmosfera che conserva i caratteri di euforia e frivolezza Fin de Siecle.

Caffè Storico-Letterario

Le Café de Paris

Monte-Carlo SBM

Place du Casino

Principato di Montecarlo

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   Locali Storici

Le Café de Paris - Monte-Carlo


Il bianco cangiante del superbo Hôtel de Paris nasconde uno dei più ricchi e ricercati caveau di vini al mondo con circa seicentomila bottiglie di stupenda fattura, catalogate con minuziosità in 1500 metri quadri e distribuite in un chilometro di scaffalature, oppure il celebre ristorante condotto dallo chef Alain Ducasse, il più bello e sontuoso del pianeta, in omaggio al Re francese Luigi quindicesimo; e che dire del Gran Casino, delle sue sale trionfali come la Salle Europe e la piccola ma grandiosa Salle Garnier de l’Opéra dove inscenano le prime dei melodrammi più celebri di tutti i tempi, il sensuale Buddha Bar ove assaporare rari cocktail in raffinati calici orientaleggianti o degustare eccellenti sakè, il romanticissimo Café de Paris per rendez-vous di ogni genere e che vide nascere la Crêpe Suzette.


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Stelle e starlet del cinema, sportivi strapagati e rampolli di sangue blu frammisti a trasognata umanità non possono esimersi dal frequentare un luogo così scintillante ed elitario, così magnetico, colorato ed elegante nel contempo, dove la vetusta storicità e l’ipermoderna tecnologia si completano e respirano all'unisono alla stregua di passionali amanti. Un suggestivo microcosmo capace di attirare con lo stesso fascino la più altolocata aristocrazia, altezzosi paperoni arricchiti in virtù della loro caparbietà, garbata borghesia ormai in via d’estinzione, ma anche i più umili individui divisi da un muro trasparente e spesso invalicabile che, pur respirando la medesima aria, vivono esistenze che appaiono parallele. Se alcuni dispongono di ogni beneficio, comfort e del godimento sublime dei sensi appagati allora altri sognano e fantasticano su ciò che forse è impossibile anche immaginare. Ma sulle assolate terrazze del Café de Paris il sogno irreale sembra più facile da realizzare. Sotto gli ombrelloni candidi che diffondono la luminosità di un cielo sempre terso, catturando lo sguardo di qualche famoso atleta o sbirciando l’abitino haute couture e le pietre sfavillanti al collo della platinata compagna dell’ultimo oligarca oltrecortina, prende il sopravvento l'idealizzazione di un mondo che per i più resta utopia. 


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Bearsi del tuffo nel gusto alla Terrazza Parisienne della Brasserie le Café de Paris rallegra l’animo oltre che il palato prima di immergersi nel quotidiano e una nobile poesia provenzale racchiusa nel sinuoso contenuto enoico di un buon rosé tipico esalta la piacevolezza di qualche piatto ben scelto. Tartara di salmone affumicato con crema all’aneto e insalatina, cocktail di gamberi in salsa rosa o magari un meze a base di profumata taramosalata di derivazione greca fatta con mousse di uova di merluzzo o volendo, pietanze tradizionali come stocafi, oppure ravioli fritti e ripieni di zucca e formaggio chiamati barbajuans in monegasco e per finire, una fougasse, pasticcino all'aroma di arancia con nocciole, mandorle, semi di anice.

 

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La cucina in stile bistrot della celebre brasserie dove pasteggiavano personaggi dello spessore di Enrico Caruso dopo la Bohème o la prima del Rigoletto, Churchill e Onassis, esprime la grandeur d'oltralpe con scenografici plateaux de fruits de mer ricolmi di vari tipi di ostriche dell'Atlantico ove predomina la “regina” Belon affinata nell’omonimo fiume che approfitta di un ambiente unico, dove l’acqua dolce si mescola alla salmastra, creando un’alchimia che dà vita ad una carne vellutata dal sapore di nocciole con una leggerissima venatura mielata. Ma il menu può principiare anche con altre specialità come l'homard à la parisienne, ovvero il sontuoso astice alla parigina adagiato in un bagno di gelatina, oppure con le minuscole perle di caviar Osciètre Royal iraniano su canapé di blinis, in abbinamento ai profumatissimi Riesling e Gewürztraminer alsaziani o ai morbidi, più unici che rari,  Sauvignon Blanc di Sancerre provenienti dai “vigneti centrali” della Loira. Fra le vetrate realizzate con i coloratissimi vetri Tiffany a forma di enormi ventagli stile Art Nouveau, che ricordano le leggiadre ali delle libellule trafitte dalla luce del sole, crostacei e molluschi in bella vista imprimono ricordi incancellabili e sensazioni gaudenti.

 

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Nel Salon Bellevue, in un ambiente poliedrico al primo piano che sa trasformarsi per ogni occasione, la romantica cena a lume di candela può iniziare con una ouverture di foie gras in alternativa ai  “frutti di Venere” mentre nobili tagli delle migliori carni francesi selezionate dallo chef Jean-Claude Brugel, insignito del premio Meilleur Ouvrier de France, attendono di essere sminuzzati dalle posate d’argento che riflettono l'aura rosata del tramonto sul Casinò e sull'immenso patrimonio architettonico della Société des Bains de Mer.  Per letiziare ulteriormente le papille ormai quasi del tutto appagate e per donare piacere alla vista con il flambage compiuto in sala, non dimenticando di brindare alla fine del pasto con un calice di ottimo Sauternes, è delizioso concludere la carrellata culinaria con l'assaggio dell’intramontabile Crêpe Suzette che perpetua la storia del Locale dal momento in cui l'apprendista cuoco Henry Charpentier, al servizio del grande Auguste Escoffier, creò fortuitamente il delizioso manicaretto dolce in onore del principe di Galles, futuro re del Regno Unito Edoardo VII.


Chef Jean-Claude Brugel


Oltre agli splendidi interni che rispecchiano il carattere della Belle Époque nei palazzi attorno alla piazza del Casinò, file interminabili di potenti bolidi in bella mostra sotto lo sventolio delle bandiere mosse dalla brezza, gioielli di regale bellezza in esposizione nelle curate vetrine agghindate di velluto sopraffino o di rifulgente satin nelle boutique di lusso e le pretenziose esperienze palatali a base di champagne di annate introvabili accompagnati da perle dorate di Golden Royal Osetra che manderebbero in solluchero anche il più irriverente schizzinoso buongustaio, il Principato di Monaco raffigura anche la dea bendata associata alla ipnotica ruota della roulette e alle folli poste che si fanno alla Casa da gioco; un'esperienza ad alto tasso adrenalinico che attrae dannatamente le tante celebrità che soggiornano nella cittadina monegasca, così altera e seducente da far perdere la testa.   


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