©Mike Mockford

Il Veliero Amerigo Vespucci

varato il 22 febbraio 1931 a Castellammare di Stabia

Preso il largo, a vele spiegate la sovrana dei mari avanza solenne tra onde festose, tumultuose o a volte rabbiose e austere, la Nave Scuola Amerigo Vespucci, orgoglio della Marina Militare Italiana, conserva l'aristocratico à plomb inalterato anche quando le carezze di Eolo e i capricci di Nettuno montano irriverenti.

I venti furiosi, catturati dall'enorme velatura in canapa e lino cucita a mano con filo cerato, il disco solare riflesso dagli ottoni lucidati a specchio e l'abbraccio civettuolo di Selene che veste l'immensità pelagica con un seducente abito dalle sfumature dello zaffiro o volendo, con un lungo tailleur di un nero profondo, accompagnano l'equipaggio imbarcato nella campagna di istruzione, imprimendo le virtù che solamente la conoscenza della fisiognosia della natura esercita nell'intimo degli uomini.  

Nave Scuola

Amerigo Vespucci


- Porto di assegnazione:

La Spezia

- Primo Comandante nella storia del Vespucci: Capitano di Vascello Augusto Radicati di Marmorito

- Comandante in carica (stagione 2013/2014): Capitano di Vascello Curzio Pacifici

   "PLUS ULTRA"

 “Non chi comincia ma quel che persevera”

Messaggero dei sentimenti sublimi e ambasciatore di scambi interculturali


Il lungo e faticoso percorso formativo intrapreso si arricchisce di emozioni forti, mai provate sino ad allora, accrescendo il livello della consapevolezza e ponendo i futuri Ufficiali della Marina Militare Italiana dinnanzi a delle responsabilità che tempreranno per sempre il loro carattere e arricchiranno di umanità le loro gesta. Gli aspiranti Ufficiali dell'Accademia Navale di Livorno, appena imbarcati sull'elegante Veliero, sembrano ascoltare il sussurro della polena dorata che raffigura il navigatore fiorentino Amerigo Vespucci, posizionata sotto il bompresso che spunta dalla prora, mentre una dozzina di timonieri dirigono lo scafo con il timone a mano verso la rotta ordinata dal Comandante, il Capitano di Vascello Curzio Pacifici. Parole nobili e garbate, pronunciate con toni sommessi, per non contrariare la veglia imperitura della prepotente divinità degli oceani e per propiziare la calma delle acque all'imponente maestà dei mari lungo tutto il tragitto prestabilito, toccando Nazioni e Continenti lontani.


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La polena che effigia l'esploratore fiorentino Amerigo Vespucci solca il mare in compagnia dei delfini


L'unità, del tipo nave a vela, fu costruita dalle maestranze del Cantiere Navale di Castellammare di Stabia sul progetto del Tenente Colonnello del Genio Navale Francesco Rotundi, varata il 22 febbraio 1931 e consegnata alla Regia Marina il 26 maggio dello stesso anno per entrare in servizio undici giorni dopo. Il 15 ottobre del 1931, nel porto di Genova, ricevette la Bandiera di Combattimento nelle mani del primo Comandante, Augusto Radicati di Marmorito, a voler significare i valori fondanti le Forze Armate. Da allora, dopo oltre ottanta anni di navigazione, il Veliero, che trae ispirazione dalle forme di un vascello della fine del Settecento-inizi Ottocento, con le sue gigantesche vele spiegate capaci di rendere profittevole ogni vento e di addomesticare ogni evento, l'italico vessillo issato orgogliosamente a riva, solca i mari con a bordo un equipaggio di allievi che, prima di divenire Ufficiali, devono imparare a gestire le proprie emozioni in circostanze difficili e conoscere l'utilizzo, oltre che delle moderne e sofisticate tecnologie, anche dei classici strumenti della tradizione marinaresca, dalla bussola al sestante, per orientarsi alla vista delle costellazioni celesti.


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Il varo del Veliero nel mare antistante il cantiere navale di Castellammare di Stabia e il progettista, Tenente Colonnello del Genio Navale, Francesco Rotundi


Accingersi ad un viaggio di circa tre mesi, con la certezza della severa disciplina di bordo, suscita istintivamente nell'immaginario collettivo ancestrali evocazioni, che rimandano alle Caravelle di Colombo nel mentre salpano coraggiosamente verso l'ignoto, oltre le Colonne d'Ercole. Sensazioni fantastiche, stracolme di infervoramento ed eccitazione, che accrescono la forza d'animo e la sopportazione individuale, messe duramente alla prova al cospetto delle vele pregne del profumo di salsedine. Vivere, lavorare alacremente, dormire sulle amache, a sottolineare la durezza della vita in mare e condividere lo spazio a bordo del Vascello, non è affatto semplice, ma sbarcare dopo mesi di intenso apprendimento e di navigazione, trascorsi sulla Nave Scuola più prestigiosa al mondo, rimane una soddisfazione inenarrabile. La nostalgia di casa e degli amici colpisce inevitabilmente ogni membro dell'equipaggio, ma la mancanza dei cibi preferiti e il bisogno di scendere a terra sono le esigenze più difficili da fronteggiare.

 

Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro. Già nei tempi biblici, citato nel libro della Genesi, il patriarca Noè per sfuggire al diluvio universale provvide al sostentamento per quaranta giorni e quaranta notti rifornendosi dei viveri necessari alla sopravvivenza delle specie animali e dell'uomo stesso. Anche i fenici, greci, romani e vichinghi, prima di instaurare costanti rapporti commerciali con popoli diversi, dovettero partire alla volta di terre lontane, stipando le piccole cambuse delle imbarcazioni con provviste ricche di proprietà nutritive necessarie per affrontare lunghissimi viaggi. Il concetto di alimentazione appropriata si sviluppò ed evolse durante le epoche successive e il mettere in cambusa le derrate alimentari dovette sempre più tener conto dei rapporti tra grassi, proteine, carboidrati, vitamine e sali minerali, anche per contrastare il terribile flagello dello scorbuto, generato dalla mancanza della vitamina C, che tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo fece più morti delle stesse guerre di colonizzazione.

 

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Momenti conviviali a bordo, dal repertorio storico della Marina Militare


“Anche oggi, nonostante le difficoltà dovute allo spazio angusto e alla conservabilità degli alimenti, il Commissario di bordo deve assicurare, per tutta la durata della navigazione, una serie di alimenti altamente nutritivi, serviti con la dovuta rotazione, tenendo anche conto della grandissima importanza dei cosiddetti viveri di conforto, atti a mantenere alto il morale anche nei momenti più difficili” – svela il Capitano di Vascello Alessandro Pini, esperto e storico dell’alimentazione della Marina Militare Italiana. “A bordo di una Nave, dove in pochi metri quadri convivono tante persone per tanto tempo, tutte le relazioni interpersonali vengono ad essere fortemente modificate e quindi il cibo, la convivialità, la commensalità, il fatto di sedersi a tavola insieme, assumono un ruolo importantissimo, psicologicamente compensatorio di una serie di vuoti, dovuti alla lontananza da casa e dalle abitudini quotidiane, nonché dallo stravolgimento del ritmo sonno-veglia, a causa dei turni di guardia notturni e diurni.” Prosegue il Comandante Pini La logistica moderna con il vettovagliamento, assicurato anche nei casi più difficili, deve tener conto anche dei fattori culturali, sociali, religiosi e di genere e – non per ultimo – delle aspettative, delle emozioni e degli stati d’animo dell’equipaggio”.  

Ecco dunque che il servire pietanze che allevino la fatica del servizio e sollevino il morale, nutrendo al contempo il corpo in modo bilanciato, diventa di fondamentale importanza, al punto di inserire - tra le abitudini prettamente marinaresche - il rito della “pizza di mezzanotte” che fa gioire chi smonta di guardia e dà conforto a chi monta, anche se, ovviamente, in una grande famiglia affiatata come quella che abita il Vespucci, nessuno è escluso da tale fausta liturgia.


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Il Veliero in navigazione


Dai fornai civili precettati a bordo delle navi greche (il Comandante Pini cita la “Guerra del Peloponneso” di Tucidide) ai moderni chef, pasticcieri, panificatori e aiuto cuochi, la storia del cibo scandisce da millenni i momenti tra i più appaganti della vita del marinaio. Se un tempo, accanto alla poltiglia di acqua, farro, formaggio, miele e uova, la “puls” punica, si aggiunsero i datteri, per onorare le giornate di festa e più tardi l'uva passa della Domenica, accanto ai cereali e al riso quotidiano, oggi, nella mensa di bordo ottimi dessert coronano degnamente il pasto delle festività, dopo un bel piatto di pastasciutta, servita con semplici condimenti ispirati alle corrette ed autentiche abitudini alimentari del Mediterraneo e un robusto arrosto ai funghi porcini o un gustoso filetto di cernia al limone.

A bordo della Signora dei Mari non possono certo mancare le pietanze tipiche, che da secoli esprimono l'arte culinaria delle antiche Repubbliche Marinare: Spaghetti con la colatura di alici ad omaggiare la Costiera di Amalfi,  Sarde in saor per ossequiare la Serenissima, Trofie con pesto, per rendere onore alla città natale di Cristoforo Colombo e per celebrare Pisa, eterna antagonista, Stoccafisso cucinato nel soffritto di odori, con patate e pomodori. In modo del tutto simile nella dorica città di Ancona, anch'essa Repubblica marinara per un lungo periodo, lo Stocco all'anconitana viene preparato sulla base di un soffritto di sedano, cipolla, carota, aglio e un rametto di rosmarino, aggiungendo poi del pomodoro, olive nere e patate. Contando sulla presenza a bordo anche di cuochi pugliesi, riscuotono assoluto gradimento le orecchiette condite con cime di rapa, aglio, olio e acciughe, accompagnate da una generosa spolverata di ricotta tosta di pecora, oltre al coniglio servito con patate profumate al timo. Nella mensa quotidiana compaiono spesso anche zuppe a base di legumi, che garantiscono energia durevole senza appesantire, consentendo ai giovani marinai di saltellare con ammirevole leggiadria tra i pennoni e le griselle dell'albero di maestra. Frutta e verdure freschissime, imbarcate durante le soste nei porti, integrano con vitamine e minerali prontamente assimilabili il modello nutrizionale improntato alla dieta mediterranea, patrimonio culturale immateriale dell'umanità.


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Il leggendario Comandante Agostino Straulino, “Padrone dei Venti”, nell'attraversata del canale di Taranto a vele spiegate...


Oltre ai gravosi compiti giornalieri, imposti dal severo regolamento di bordo al fine dell'addestramento, la nave-scuola Vespucci svolge anche un’intensa attività di rappresentanza ovunque sia inviata in missione. L'Ambasciatrice del sentimento di italianità nel mondo porta con orgoglio il vessillo della sua provenienza, comunicando la bellezza sublime e l'immensa cultura del Belpaese, oltre a raccontare la sua onorata storia strabocchevole di aneddoti e stille di umore, come quando l’Ammiraglio Agostino Straulino,  soprannominato “Padrone dei Venti”, all'uscita dal Mar Piccolo a Taranto, simulò un'avaria ai motori per poter effettuare l'attraversamento del canale navigabile a vele spiegate fino al Mar Grande, rischiosa manovra consentita a vela solo in caso di avaria alle macchine.

Ad ogni attracco della Vespucci si assistono a scene di giubilo popolare e i ricevimenti istituzionali in favore delle massime Autorità dei luoghi toccati, sono all'altezza della proverbiale arte dell'accoglienza Peninsulare. Regnanti, Capi di stato, Presidenti di governo, alti Prelati, Autorità politiche e militari delle varie Armi, sono ricevuti dal Comandante e dal personale addetto al cerimoniale con cordialità e professionalità, sia sotto la cosiddetta “tenda dello sceicco”, montata in porto per il buffet di benvenuto, sia nella magnifica Sala Consiglio, per sedere attorno alla tavola apparecchiata impeccabilmente con una splendida mise en place.


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Ufficiali novizi al rientro dalla Campagna di Addestramento e il C. V. Curzio Pacifici (stagione 2013/2014)


Durante la prossima campagna di istruzione prevista nel mese di luglio, il Capitano di Vascello Curzio Pacifici salperà da Livorno facendo prora verso i mari del Nord. Nave Vespucci, sotto la direzione del Comandante livornese, ospiterà a bordo le massime Autorità delle città di approdo e la genuina cucina della tradizione del litorale toscano avrà certamente l'occasione di rappresentare al meglio la sapienza culinaria italiana. Ospiti prestigiosi avranno il privilegio di assaggiare lo squisito Cacciucco della cucina labronica, oltre la gioia di brindare a fine pasto con un magnifico Vin santo del Chianti Classico,accompagnato da cantucci alle mandorle croccanti. Il cibo, intima espressione di civiltà e di cultura, è il miglior veicolo per le relazioni efficaci e il Veliero più bello del mondo, latore di nobili sentimenti, suggella un patto di amore e di speranza di pace tra i popoli.


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Il Veliero più bello del mondo

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Il crest del Vespucci,

l'Unità più anziana in servizio nella Marina Militare

- 1925:

per iniziativa dell'Ammiraglio Giuseppe Sirianni (Ministro della Marina) fu decisa la costruzione di due Navi Scuola, affidandone il progetto al Tenente Colonnello del Genio Navale Francesco Rotundi, direttore dei cantieri navali di Castellammare di Stabia.

La prima delle due Navi Scuola ad essere costruita ed allestita dal Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia, la Cristoforo Colombo, leggermente più piccola dell'Amerigo Vespucci e di tre anni più anziana, alla fine della Seconda Guerra Mondiale e a seguito del trattato di pace firmato a Parigi,  fu ceduta all'Unione Sovietica in conto risarcimento danni di guerra.

Nel 1963, a seguito di un devastante incendio scoppiato a bordo, le autorità sovietiche decisero la demolizione che avvenne poi nel 1971.


- 12 maggio 1930:

impostazione dello scafo del Vespucci nel Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia

- 22 febbraio 1931:

varo della Nave Scuola Amerigo Vespucci (la madrina incaricata del rito solenne fu Elena Cerio, figlia del Comandante marittimo Oscar Cerio)

- 26 maggio 1931:

consegna della Nave alla Regia Marina

- 4 luglio 1931:

partenza per la prima Campagna Addestrativa (Nord Europa)

- 15 ottobre 1931:

rientro dalla prima Campagna d'Istruzione, a Genova, dove ricevette la Bandiera di Combattimento

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Capitano di Vascello 

Augusto Radicati di Marmorito

primo Comandante del Vespucci

 

Scheda Tecnica


Impostata il: 12/05/1930 
Varata il: 22/02/1931 
Cantiere: Castellammare di Stabia 
Dislocamento: 4300 t 
Lunghezza: 82 m 
Larghezza: 15,56 m 
Lunghezza da poppa a bompresso: 101 m 
Velatura: 2.650 mq 
Immersione: 7,3 m 
Apparato
motore:

2 gruppi diesel/dinamo Fiat B-306-ESS; 1 motore elettrico Marelli; 1 asse con elica a pale fisse 
Potenza: 1471 KW (1972,64 HP ) 
Velocità: 10 nd 
Autonomia: 5450 mg (motore elettrico) 
Equipaggio: 264 

 

Paesi toccati:

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